Favole di Fedro - Arquà Polesine 10/06/12

Con Annalisa Usuardi e Gianfranco Maretti Tregiardini




G. Maretti Tregiardini con l'assessore alla cultura Emanuela Chiarion

Nella sala consiliare del Castello

Munaro, Usuardi, Tregiardini
il cervo, illustrazione di Francesco Balsamo



alla finestra il grande tiglio

 Il cervo alla fonte
Quanto è spesso disprezzato
più valore ha del lodato:
lo dimostra chiaramente
il racconto susseguente.
D’una fonte in acqua pura
placa il cervo un dì l’arsura,
ma nel mentre giù riflesso
il sembiante osserva adesso,
alle corna sue ramose
lodi innalza strepitose,
delle gambe invece sprezza
l’eccessiva sottigliezza.
Quivi assorto vien sorpreso
da un pericolo inatteso,
ché di cani e cacciatori
già gli giungono i clamori.
Tra paura e angoscia immani
scappa allor per luoghi piani
e veloce come il vento
sfugge al loro inseguimento.
Ma raggiunta la foresta
la sua corsa qui s’arresta:
ché nei rami attorcigliate
stan le corna sue bloccate
e in tal modo trattenuto
vien dai cani ora abbattuto.
Già vicino ormai alla morte
sì deplora la sua sorte:
“Delle gambe, ahimè, il valore
tardi intendo e a malincuore,
delle corna al vano vanto
devo invece adesso il pianto”.









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